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Yoga Sutra di Patanjali 1.2: quattro cose che potresti non sapere
- Alberto Vezzani
- Tempo di lettura: 10 minuti
yogaś citta-vṛtti-nirodhaḥ. Questo sūtra è il più citato dell’intero testo di Patañjali. In questo sutra è incapsulato tutto ciò che Patanjali espone nel seguito dei suoi Yogasutra.
Lo yoga è lo stato in cui le fluttuazioni mentali ed emotive sono diventate quiete.
Vrtti significa accadere, verificarsi, chitta è la mente/cuore, chitta vrtti è qualsiasi cosa accade nella mente/cuore, incluse:
- i pensieri
- le emozioni
- le fantasie
- i pensieri sul futuro
- i dispiaceri del passato
Quindi ogni cosa che può avvenire nella nostra mente.
Nirodhah significa restringere, contenere, fermare, controllare.
Tuttavia, la maggior parte delle traduzioni interpreta questo sutra in un modo che ha generato confusione.
La parola yoga non si riferisce alla pratica
La maggior parte delle persone (nel periodo moderno) si avvicina al testo con il presupposto che la parola yoga si riferisca alla pratica. Nell’opera di Patañjali non è così. Oggi molti studiosi di sanscrito (tra i quali Hareesh Christopher Wallis che mi ha insegnato questa differenza) concordano, grazie alla lettura contestuale, (ovvero guardare ad altre fonti dello stesso periodo), che all’epoca di Patañjali, la parola “yoga” significava principalmente uno stato. Significava il risultato della pratica. Nel caso degli Yogasūtra, lo yoga è il risultato della pratica degli otto aiuti (popolarmente noti come “otto membra”). Lo yoga non è la pratica degli otto aiuti (aṣṭāṅga), ma ciò che risulta dalla loro pratica. Una volta compreso che per Patañjali lo yoga è uno stato, non una pratica, si può tradurre correttamente il sūtra.
La parola nirodha non è un verbo
L’altra cosa da capire è che la parola nirodha è un sostantivo, non un verbo. La traduzione che la maggior parte delle persone dà di questo sūtra è: “Lo yoga è fermare le fluttuazioni della mente”. Ma questo significa definirlo come una pratica in cui si devono fermare i pensieri e le emozioni. Non è quello che Patañjali sta dicendo qui. Sarebbe strano se dicesse questo, perché è praticamente impossibile far stare ferma la mente per molto tempo. Semplicemente, Patañjali sta dicendo che lo yoga è lo stato in cui le fluttuazioni mentali ed emotive sono diventate immobili. È lo stato in cui tutte le fluttuazioni, le agitazioni, le oscillazioni e le rotazioni dei pensieri e delle emozioni si sono calmate di propria iniziativa. Si calmano spontaneamente come risultato della vostra pratica.
La parola citta non significa solo “mente”
Ecco un’altra cosa importante da notare: la maggior parte delle persone traduce citta-vṛtti come “fluttuazioni della mente”. Ma citta non significa soltanto “mente”. In sanscrito, citta è la sede sia del pensiero che dell’emozione. Questo è un punto chiave, perché molte persone oggi concepiscono i loro pensieri come se fossero nella testa e le loro emozioni come se fossero nel cuore: due luoghi separati dell’esperienza interiore. Ma nel mondo degli Indiani del sub continente indiano non è mai stato così. Pensieri ed emozioni risiedono entrambi nello stesso “luogo”, chiamato citta. Pertanto, per tradurre correttamente il sūtra, dobbiamo dire “fluttuazioni mentali-emozionali“, non solo “mentali”. Questi sono punti chiave e fondamentali.
Ma perché la quiete è così centrale nello yoga?
Patañjali definisce lo yoga principalmente come uno stato di profonda quiete interiore che deriva dalla pratica spirituale disciplinata. Perché la quiete è così centrale nello yoga? Ogni forma di yoga mai esistita sottolinea l’importanza della quiete interiore. Quando le fluttuazioni mentali ed emotive sono ferme, è molto più facile sperimentare se stessi come si è fondamentalmente. Qui c’è un’importante distinzione tra la natura fondamentale e quella che potremmo chiamare natura effimera. Quest’ultima si riferisce agli aspetti del nostro essere incarnato che cambiano continuamente, che vanno e vengono, in contrapposizione all’aspetto di noi che è immutabile e che è alla base di tutti gli altri aspetti, ed è quindi fondamentale. Non è facile percepire ciò che fondamentalmente sei, finché le fluttuazioni mentali ed emotive non si sono fermate.
A questo proposito, può essere utile una semplice analogia. Se hai davanti a te uno specchio d’acqua e continui a gettarvi dei sassi, si creano delle onde che impediscono la tua capacità di vedere ben definito il fondo sottostante. In questa analogia, gli stimoli mentali ed emotivi sono come i sassi che vengono gettati nell’acqua e creano le onde. Pensieri, emozioni, opinioni e narrazioni sono tutte onde diverse. Non hanno nulla di intrinsecamente sbagliato, ma oscurano la capacità di vedere il fondo del lago. Se si smette di gettare sassi nello specchio d’acqua, si chiama meditazione. Le onde continuano a muoversi per un po’, poi lentamente si placano da sole e la superficie dello specchio d’acqua diventa immobile e limpida. È allora che si può vedere il fondo senza distorsioni.
Patañjali sostiene che si può sperimentare pienamente ciò che si è veramente solo quando le fluttuazioni mentali ed emotive si calmano, si riposano e diventano immobili.
Quindi possiamo tradurre più accuratamente:
Lo yoga è lo stato in cui le fluttuazioni mentali ed emotive sono diventate immobili.
Non è che ci sia qualcosa di sbagliato nei nostri pensieri ed emozioni in sé (anche se molti di essi possono farci soffrire). Il problema principale è quanto sono rumorosi. Ciò che siamo fondamentalmente non è rumoroso; è silenzioso e sempre presente, perché non si può smettere di essere ciò che si è fondamentalmente. Lo sei in questo momento. Non è che lo yoga ti trasformi in un altro tipo di essere. Lo yoga ti aiuta solo a realizzare la tua vera natura.
Quando si dimora in ciò che si è fondamentalmente, si sperimenta un’incredibile serenità e la sensazione che tutto vada profondamente bene. Questa gioia tranquilla e questo benessere sono sempre stati presenti sotto la superficie, ma non li avevi mai percepiti, o li avevi percepiti solo raramente, perché altre cose li stavano sommergendo.
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Riepilogo delle 4 cose che potresti non sapere su questo sutra
- Lo yoga non è la pratica degli otto aiuti (aṣṭāṅga), ma ciò che risulta dalla loro pratica
- La parola nirodha è un sostantivo, non un verbo
- Le citta vrtti sono le fluttuazioni mentali-emozionali, non solo mentali
- Patañjali definisce lo yoga principalmente come uno stato di profonda quiete interiore che deriva dalla pratica spirituale disciplinata
L’importanza dello yoga
Ecco perché Patañjali dice che lo yoga è così importante per la missione spirituale di realizzare la nostra vera natura, e lo yoga è lo stato in cui le fluttuazioni mentali ed emotive sono diventate immobili.
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AUTORE
Alberto Vezzani
Alberto è insegnante ECAT per l’Anusara Yoga®. Studia e pratica yoga con grande dedizione e passione dal 2004 dopo il folgorante incontro con Cesare Boni che lo ha condotto verso l’iniziazione al cammino dello Yoga e ad approfondire la meditazione e le pratiche tradizionali sotto la guida della sua Guru.
Alberto muove i suoi primi Asana con Andrea Boni e inizia successivamente a studiare Hatha Yoga con Piero Vivarelli. Studia Hatha Yoga con altri incredibili insegnanti quali John Friend, Desiree Rambaugh, Sianna Sherman Noah Maze, Mark Holzman, Ross Rayburn e segue costantemente i suoi insegnanti di filosofia tantrica non duale e scritture orientali; Carlos Pomeda, Mark Diczkowski, Christopher Wallis. Ha studiato con Sally Kempton e Bill Mahoney. Ha vissuto e frequenta regolarmente gli Ashram della sua Guru in India e negli Stati Uniti. Alberto si inchina con infinita riconoscenza e gratitudine ai suoi maestri.
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