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Ayurveda Tradizionale: Scienza della Vita, Dosha e Salute Integrata
- Alberto Vezzani
- Tempo di lettura: 10 minuti
Quando si parla di Ayurveda in Occidente, il rischio più grande è ridurlo a un sistema terapeutico alternativo o a una raccolta di rimedi naturali. In realtà, l’Āyurveda è una vera e propria scienza della vita (āyus = vita, veda = conoscenza), il cui orizzonte è molto più ampio della semplice cura della malattia. Come ha ricordato Vikram Aditya Tomar durante la sua conferenza nella shala di Yogare, l’Ayurveda definisce la vita a partire da tre pilastri fondamentali: śarīra (corpo), manas (mente) e caitanya (coscienza).
Questa triade è ciò che distingue radicalmente l’Ayurveda dalla medicina moderna, la quale tende a fermarsi alla dimensione corpo–mente. L’inclusione esplicita della coscienza non è un’aggiunta filosofica astratta, ma una necessità clinica e antropologica: la qualità della coscienza influenza direttamente la fisiologia, il comportamento e la capacità di autoregolazione dell’individuo.
Ayurveda e Yoga: due vie complementari
Nel pensiero tradizionale indiano, Ayurveda e Yoga non sono discipline separate, ma due aspetti di un unico sapere. L’Ayurveda si occupa primariamente di creare e mantenere le condizioni ottimali per la salute di corpo e mente; lo Yoga, a partire da questa base, conduce l’essere umano verso l’esplorazione diretta degli stati più profondi della coscienza.
Quando alla triade ayurvedica aggiungiamo i principi yogici, entrano in gioco altri due elementi essenziali: prāṇa (energia vitale) e śvāsa–praśvāsa (il respiro). È qui che il confine tra medicina, pratica spirituale e disciplina interiore si dissolve. Non si tratta più di “curare” qualcosa, ma di armonizzare un sistema vivente complesso.
I principi fondamentali: Panchamahābhūta e tridoṣa
Alla base dell’Āyurveda c’è la visione del mondo come costituito da cinque elementi cosmici (pañca-mahābhūta: etere, aria, fuoco, acqua, terra), che si manifestano in ogni essere umano.
Dai loro rapporti nascono i doṣa (Vāta, Pitta, Kapha), i tre principi funzionali dinamici che caratterizzano la fisiologia, la psicologia e la predisposizione alla salute o alle disarmonie.
Questi doṣa non sono semplici “tipi di corpo”, ma pattern energetico-funzionali che governano le funzioni corporee e psichiche di base:
- Vāta (etere + aria): principio del movimento – governa il respiro, la circolazione, la motilità intestinale, la trasmissione nervosa;
- Pitta (fuoco + acqua): principio della trasformazione – regola digestione, metabolismo, temperatura corporea e processi mentali di discriminazione;
- Kapha (terra + acqua): principio della coesione – sostiene struttura corporea, lubrificazione articolare, tessuti e stabilità emotiva.
Ogni persona nasce con una combinazione unica di questi tre doṣa, detta prakṛti (costituzione di base), che guida come si risponde allo stile di vita, alla dieta, all’ambiente e alle tensioni quotidiane.
La salute come equilibrio dinamico: sama e prasanna
Uno dei passaggi più raffinati del discorso del Vaidya (Dottor) Tomar riguarda la definizione classica di salute in Ayurveda. Nei testi fondamentali, la salute non è descritta come assenza di malattia, ma come uno stato di sama – termine spesso tradotto semplicisticamente come “equilibrio”, ma che in realtà indica un equilibrio dinamico, costantemente autoregolato.
Questo stato di sama riguarda:
- l’equilibrio dei doṣa;
- il corretto funzionamento di agni (il fuoco digestivo e metabolico);
- la funzionalità dei tessuti (dhātu);
- l’efficienza dei processi di eliminazione (mala).
Ma la definizione ayurvedica non si ferma qui. La seconda parte è altrettanto fondamentale e riguarda lo stato di prasanna di mente, sensi e coscienza. Prasanna non indica una felicità emotiva passeggera, bensì uno stato di compostezza, chiarezza ed equanimità.
Tomar usa un’immagine molto efficace: un lago profondo. In superficie possono esserci onde, vento, movimento, ma nella profondità l’acqua rimane immobile. Questo è lo stato di prasanna: la capacità di vivere le esperienze senza esserne travolti.
Vuoi ascoltare la conferenza di Tomar? Ecco qui il video della prima parte!
Doṣa: non sostanze, ma funzioni esperienziali
Uno dei punti più interessanti – e spesso fraintesi – riguarda Vāta, Pitta e Kapha. Tomar chiarisce un equivoco fondamentale: i doṣa non sono entità fisiche, non sono “cose” che si trovano nel corpo come un organo o una sostanza chimica. Sono variabili funzionali, modelli attraverso cui l’Ayurveda descrive il comportamento dinamico dei sistemi corporei.
Il paragone con il cloud computing è sorprendentemente calzante: come i dati non sono localizzati in un singolo luogo fisico, ma operano su un altro livello funzionale, così i doṣa operano come principi organizzativi dell’esperienza corporea.
La vera comprensione dei doṣa non è teorica, ma esperienziale. La secchezza della pelle, la flatulenza, l’irregolarità intestinale: tutto questo è Vāta vissuto nel corpo. Il calore, l’acidità, l’infiammazione: Pitta. La pesantezza, la lentezza, la stabilità: Kapha. È solo attraverso l’osservazione diretta che la teoria diventa conoscenza reale.
Ringiovanimento (rasāyana) e detossificazione (śodhana)
Dal punto di vista terapeutico, Tomar richiama due principi cardine dell’Ayurveda classico: rasāyana (ringiovanimento) e śodhana (purificazione). Tutti gli interventi ayurvedici – dalle erbe alla dieta, dallo stile di vita alle pratiche yogiche – si collocano lungo questo asse.
Il ringiovanimento non riguarda solo l’estetica o l’energia, ma la qualità dei tessuti, la resilienza del sistema nervoso e la chiarezza mentale. La detossificazione, invece, non è una moda contemporanea: nei testi antichi è legata al corretto funzionamento di digestione, sudorazione, urinazione e assimilazione a livello profondo.
Questo approccio risulta particolarmente efficace nei disturbi cronici e multifattoriali, inclusi quelli autoimmuni, dove una singola causa non è mai sufficiente a spiegare il quadro clinico.
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autore
Alberto Vezzani
Alberto è insegnante ECAT per l’Anusara Yoga®. Studia e pratica yoga con grande dedizione e passione dal 2004 dopo il folgorante incontro con Cesare Boni che lo ha condotto verso l’iniziazione al cammino dello Yoga e ad approfondire la meditazione e le pratiche tradizionali sotto la guida della sua Guru.
Alberto muove i suoi primi Asana con Andrea Boni e inizia successivamente a studiare Hatha Yoga con Piero Vivarelli. Studia Hatha Yoga con altri incredibili insegnanti quali John Friend, Desiree Rambaugh, Sianna Sherman Noah Maze, Mark Holzman, Ross Rayburn e segue costantemente i suoi insegnanti di filosofia tantrica non duale e scritture orientali; Carlos Pomeda, Mark Diczkowski, Christopher Wallis. Ha studiato con Sally Kempton e Bill Mahoney. Ha vissuto e frequenta regolarmente gli Ashram della sua Guru in India e negli Stati Uniti. Alberto si inchina con infinita riconoscenza e gratitudine ai suoi maestri.
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